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RESTITUZIONI 1990
Introduzione al catalogo di Fernando Rigon
I tradizionali strumenti di analisi e di comprensione dell'arte figurativa sono la storia e la critica-, la storia come collocazione nel tempo dell'opera, delle scuole, degli stili, dei movimenti e come loro posizionamento nel contesto culturale e sociale che li esprìme-, la critica come giudizio di valore formulato sull'esame del loro linguaggio e sulla sua efficacia e completezza di espressione. La storia sulla base di sempre più aggiornati metodi di lettura dei documenti ha compiuto negli ultimi anni, anche nel campo dell'arte, progressi incalcolabili, così come la critica, volta soprattutto a tradurre in linguaggio verbale un sistema di segni visivi. In questa operazione la critica si avvale dell'estetica non più concepita, come in passato, quale filosofia del "bello", ma, più autenticamente, quale scienza della percezione. Nell'ottica scientifica dei tempi moderni non poteva mancare, per una comprensione più approfondita dell'arte figurativa, un nuovo modo di vedere anche il restauro, considerato ormai esso stesso come intervento di analisi e come strumento di conoscenza. La fisicità materica dell'opera d'arte ingloba infatti una serie di indizi che, pur non essendo messaggi linguistici codificati, costituiscono sintomi e prove, in quanto fenomeni, dai quali la tecnologia e la scienza possono trarre preziose informazioni, utili a formulare una serie di dati, di casistiche e a mettere insieme ipotesi e deduzioni sia specifiche che generali. II tempo, prima di essere fonte di storia, come sfondo delle azioni umane, è il grande manipolatore della materia, in una incessante, anche se talvolta impercettibile, mutazione di tutto ciò che esiste sulla terra-, qui comprese le opere d'arte di cui esso, col passare degli anni e dei secoli, diventa componente inscindibile sotto tutti gli aspetti, soprattutto di quello fisico.
Sulla "fisicità" dell'opera il restauro deve innanzitutto appuntarsi, non per eliminare la componente tempo ma per decelerarne, neutralizzarne o arrestarne il progresso di distruzione e disgregazione, insiti nelle sue modificazioni. Il tempo, se è una garanzia dell'opera d'arte ne è parimenti la vera malattia. "Lentamente l'arte ridiventa natura" diceva Oscar Wilde. Il restauro, prima di un intervento sull'opera, deve essere una anamnesi delle sue malattie e delle sue alterazioni che tien dietro all'analisi delle sue componenti materiche costitutive. Anche l'opera d'arte soffre innanzitutto e sempre, come si è detto, di una fondamentale, congenita malattia che è l'invecchiamento. Ogni cura di patologie deve seguire alle più approfondite analisi nelle quali le componenti storica, critica ed estetica hanno, nell'ordine, incidenza descrescente sia per l'analisi stessa che per la conseguente terapia. Come prodotto privilegiato dell'attività umana, l'arte figurativa sa assommare in sé gli aspetti migliori dell'uomo stesso con tutte le sue caratteristiche materiali e spirituali. Il restauro in quanto ausilio fondamentale per la conservazione e la tutela dell'arte, nonché per la restituzione della sua comprensione ottimale, può essere paragonato alla moderna scienza medica che, nella prospettiva di un umanesimo radicale e globale, sempre più garantisce approfondite conoscenze e tempestività di interventi nell'ambito della "salute" dell'essere umano, quanto più sa penetrare nei meccanismi fisici del corpo per coglierne e registrarne le connessioni, i funzionamenti, le alterazioni e le malattie.
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