RESTITUZIONI 1999

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Introduzione al catalogo
di Fernando Rigon,
Coordinatore scientifico

La selezione delle opere da avviare al restauro e da presentare successivamente in Palazzo Leoni Montanari per la nona edizione di "Restituzioni", avvenne in una seduta del novembre 1997.
In tale riunione dei membri del Comitato di consulenza, presieduta dal professor Feliciano Benvenuti, il peso della sua autorevolezza, anche in ordine alle finalità espositive dell'iniziativa, si fece ancora una volta sentire in modo determinante e proficuo nell'assetto ultimo di una "graduatoria" che nessuno dei partecipanti avrebbe voluto. Tuttavia le necessità pratiche, non solo economiche, ma soprattutto logistiche ed organizzative, imponevano una rigorosa selezione, anche se tutte le opere avevano necessità urgenti di "soccorso", per cui le rinunce risultavano, alla fine, comunque dolorose.
Per questa edizione di "Restituzioni" i fili retti da Feliciano Benvenuti si sono bruscamente interrotti proprio alla vigilia della predisposizione definitiva del catalogo dell'esposizione e del suo allestimento. Tale interruzione deve vedersi soltanto nel contingente poiché basta rileggere contestualmente ognuna delle prefazioni delle edizioni trascorse per accorgersi come tutte insieme, rifluite nell'occasione presente, siano attestazione di una preponderante finalità sottesa ai recuperi e alle conseguenti "restituzioni" di dipinti, sculture, oreficerie, tessuti del territorio Veneto, promossi nel modo prescelto e con gli scopi definiti dall'Istituto che li sostiene: quella di far emergere l'intervento restaurativo come basilare strumento di indagine scientifica sulle opere d'arte e come premessa ineludibile della più ampia "riappropriazione" delle somme e impegnative eredità, ricevute in consegna dalle civiltà che ci hanno preceduto.



Il presente catalogo segna in questa direttrice una tappa importante rispetto ai numeri precedenti proprio perché riesce a testimoniare - anche quando non documenta per esteso nelle illustrazioni, ma sottende nell'assunto specifico e particolarmente approfondito dei testi di schede storiche e tecniche - l'aspetto fondamentale del ruolo di una scienza che, proprio negli ultimissimi anni, ha saputo trar profitto dai grandi progressi tecnologici e sempre meglio aggiornarvisi, applicandoli fino ad attingere a orizzonti insperati.
Ne sono attestazione proprio nelle pagine a seguire alcuni episodi significativi in cui, ad esempio, rilievi, indagini radiografiche, ricognizioni introspettive (oltre alle consuete e scontate analisi chimiche), hanno preliminarmente consentito di stendere un articolato piano di lavoro, per esercitare quindi le opzioni più ponderate lungo le direttrici da seguire al momento di intervenire sulle opere. Applicazioni che si sono delineate in tutta la loro indispensabilità soprattutto per capolavori che in passato avevano subito ripetuti, documentati e non felici interventi e che, grazie all'iniziativa presente, hanno potuto godere di una opportunità non limitata al solo restauro, ma che ha indotto ad "anamnesi" e ricerche su metodi, orientamenti di gusto e scelte del passato, ora ampiamente superati.
Una volta ancora, quindi, la promozione di "Restituzioni" si è conformata come una vera palestra per saggiare ed applicare le possibilità e le capacità di una scienza come quella restaurativa, sempre più tesa verso nuovi traguardi.

Quanto fin qui affermato troverà ben presto piena giustificazione grazie all'esemplificazione di citazioni d'alcune opere - che prescindono da graduatorie estetiche o "di firma" - estrapolate quali testimonianze di differenti casistiche in cui l'importanza storica e le problematiche di recupero si compenetrano in un intreccio insolubile.
Sintomatico a tal proposito il caso della Capsella di Samagher, ora al Museo Archeologico di Venezia, rarissimo e altissimo reperto d'arte tardopaleocristiana che può, a buon diritto - per il livello artistico e per l'unicità e complessità del repertorio iconografico - detenere il primato di una delle opere più importanti e più pregevoli, apparse nell'intero arco delle varie edizioni del progetto. Sono stati proprio i precedenti "restauri", gli assemblaggi di parti in un contesto di recupero quanto mai difficile e alterato, nonché le complesse vicende museali, seguite al rinvenimento, a costituire una stimolante sfida alla critica, alla filologia, alla tecnologia.
Così come determinante si è dimostrato l'avvio al restauro, con conseguenti, preliminari smontaggi, della importantissima Croce astile, ora a Porto di Legnago, per la messa a fuoco della sua collocazione storica, della sua provenienza, della sua tecnica esecutiva, ecc.
Stesse osservazioni si possono compiere per Predella e Statua cinquecentesche provenienti da Lorenzago, nel cui specifico caso gli interventi di recupero hanno consentito di formulare più certe ipotesi sull'assetto originario e la collocazione di tali manufatti lignei. Il discorso si può ripetere ancora - anche se nel settore più limitato del processo esecutivo - per sculture come l'Angelo del Brustolon o per i quattro Bozzetti del sommo Canova, idee nascenti e premesse per futuri, celebrati capolavori del Maestro.

Per un fugace accenno conclusivo - e per non ignorare il filone pittorico, come sempre preponderante anche in "Restituzioni 1999", in virtù di una predilezione espressiva dominante in ambito artistico - casi interessantissimi sono stati offerti dalle proposte e dalle scelte per la presente iniziativa dai dipinti di Cima da Conegliano e di F. Maffei che radiografie, analisi varie e puliture hanno consentito di ascrivere tranquillamente e definitivamente ai maestri ai quali in precedenza erano solo attribuiti.
Per concludere ricordiamo tre dipinti storicamente assai significativi come le pale di Veronese, di Bencovich e di Tiepolo. Essi uscivano da vicissitudini di alterazioni o di manomissioni - così come la già ricordata fatica di Cima o lo stesso Piviale dei Frari (per derogare dall'ambito pittorico) - di precedenti restauri, che nel tempo si erano rilevati di scarsa tenuta, anche per le critiche condizioni ambientali di conservazione. Questi capolavori hanno ottenuto così una possibilità in più di prolungare la loro sussistenza e di farsi ammirare e meglio capire, proprio grazie ad oculati e prudenti interventi che li "restituissero" in condizioni ottimali alla cultura presente di chi considera il proprio passato come fonte inesauribile di conoscenza e di consapevolezza.




 


Gallerie di
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