LA COLLEZIONE INTESA SANPAOLO
DI CERAMICHE ATTICHE E MAGNOGRECHE
Un esempio di tutela, conservazione, valorizzazioneStoria e vita della raccolta
La
collezione archeologica Intesa Sanpaolo è costituita per la quasi totalità da ceramica attica e magnogreca proveniente dal territorio di Ruvo di Puglia. I reperti, prodotti da grandi artisti che operavano nelle botteghe ceramiche d’Atene e dell’Italia meridionale nel V-III secolo a.C., furono acquistati dall’aristocrazia ruvese del tempo come bene di prestigio destinato a far parte del ricco corredo che accompagnava il defunto nella sepoltura. Tali esemplari rappresentano una preziosa testimonianza dell’alto livello raggiunto dall’artigianato greco e magnogreco, che attraverso oggetti, forme e immagini comunicava i valori e i contenuti della società in cui si trovava ad operare.
La collezione Intesa Sanpaolo ha quindi un
prezioso valore storico-archeologico ed è inoltre un fondamentale documento del collezionismo d’antichità, importante fenomeno culturale che si diffuse in tutta Europa tra il Settecento e l’Ottocento.
La raccolta nacque per iniziativa dall’arcidiacono Giuseppe Caputi che a Ruvo, contemporaneamente ad altri appassionati collezionisti del luogo, intorno al 1830 iniziò a raccogliere alcuni tra i bei vasi figurati che erano venuti alla luce dagli scavi condotti nei fondi di proprietà in località Arena; il suo operato fu continuato dal nipote Francesco Caputi.
La collezione divenne in breve tempo così consistente e preziosa che già nel 1877 Giovanni Jatta junior, ispettore onorario degli scavi di Ruvo, ne pubblicò il catalogo comprensivo di 455 vasi. Il suo valore è rafforzato dal fatto che i reperti conservati, seppure frutto di un’accurata selezione fatta secondo criteri estetici che comportò la vendita o addirittura l’eliminazione degli esemplari giudicati meno significativi, provenivano da un unico sepolcreto.
Nel 1920 la collezione Caputi fu ceduta dagli eredi al marchese Orazio de Luca Resta, imparentato con la famiglia Caputi, e fu trasferita a Roma. Negli anni Cinquanta del Novecento l’intera collezione fu acquistata dall’ingegner Giuseppe Torno, che la conservò a Milano e le diede una dignitosa collocazione museale dandole il titolo, dall’hydria (
kalpis) attica con ceramisti al lavoro, di
Collezione H.A. L’intera raccolta storica, insieme ad altri dei vasi antichi acquistati da Torno, alla fine degli anni Novanta è entrata a far parte del
patrimonio artistico di Banca Intesa, ora Intesa Sanpaolo.
Il restauro e la catalogazione
Sono ben 522 i reperti che costituiscono la collezione Intesa Sanpaolo di ceramiche attiche e magnogreche. Di questi, oltre un terzo è inserito in due volumi del
Corpus Vasorum Antiquorum, catalogo degli esemplari ceramici conservati nelle più importanti collezioni internazionali.
La raccolta, sottoposta a vincolo ministeriale per salvaguardarne l’unitarietà, è
conservata nei depositi delle Gallerie di Palazzo Leoni Montanari, sede museale di Intesa Sanpaolo a Vicenza.
Analogamente ad altre
importanti collezioni che fanno parte del patrimonio artistico dell’Istituto, anche la raccolta di ceramiche è stata sottoposta a un lungo e impegnativo restauro filologico (dal 2001 al 2003).
Il restauro ha consentito di recuperare lo splendore delle decorazioni pittoriche che, dato l’insieme dei significati che vi si condensano, tracciano una sorta di racconto per immagini, un viaggio guidato alla scoperta del mondo greco e magnogreco tra V e III secolo a.C.
Il progetto di tutela, conservazione e valorizzazione della collezione è stato supportato da un intenso lavoro di approfondimento scientifico, sia sul piano iconografico che su quello storico-artistico, concretizzatosi nella pubblicazione del relativo catalogo ragionato, in tre volumi, edito da Electa nel 2006. Curato da Gemma Sena Chiesa, il catalogo è frutto di un positivo rapporto di collaborazione fra l’Istituto e l’Università degli Studi di Milano, e si pone come punto di riferimento non solo per la conoscenza della collezione Intesa Sanpaolo, ma per l’intero settore di studi sull’arte e la civiltà dei Greci d’Italia.