Il percorso espositivo della mostra si sviluppa in sei sezioni, dedicate rispettivamente a:
1. la fine del mondo antico: il mito, il cosmo, il paradiso; 2. un’arte nuova: i simboli e le immagini; 3. la Bibbia figurata: la storia della Salvezza; 4. corte imperiale e corte celeste: nuove idee figurative; 5. santi e martiri; 6. l’evoluzione dello stile alle soglie dell’età bizantina.
La prima sezione considera la situazione multiculturale e religiosa del mondo pagano nei primi secoli della nostra era, quando convivono a Roma e in tutto il territorio dell’impero antichi culti, propri della storia e della cultura del popolo romano propriamente detto, insieme ad apporti per lo più di origine orientale, diffusi specie tra II e III secolo d.C. ed accolti nel variegato pantheon religioso dell’impero insieme alla divinità indigene.
Ciò spiega la presenza, anche in mostra, di statue ed affreschi raffiguranti Ercole –come gli esempi provenienti dagli scavi di Ostia-, che viene ora venerato con l’appellativo di soter, “salvatore”, insieme a Mitra, qui documentato dalla splendida testa in tarsie marmoree rinvenuta nel mitreo di Santa Prisca sull’Aventino, a Roma, e dalla piccola ara dedicata al Sole Invitto, ora ai Musei Vaticani. A proposito del culto celebrativo del Sole, solennizzato in particolare nel solstizio d’inverno, va ricordato che la scelta della data cristiana del Natale di Cristo, il 25 dicembre, è debitrice di tale ricorrenza, ed indica esplicitamente in Cristo l’avvento del Sole definitivo all’orizzonte dell’umanità.
Se altre immagini sono pure riferite al culto solare – come la bella lucerna bronzea di IV secolo, del Museo Archeologico di Firenze, con le raffigurazioni di Sole e Luna nell’ansa - un altro protagonista di rilievo della spiritualità tardo imperiale è Orfeo, immagine prefiguratrice del Buon Pastore, ritratto in molte occasioni sia in pittura che in scultura e mosaico. In mostra lo troviamo effigiato nella bella pisside d’avorio del Museo fiorentino del Bargello, mentre ad episodi relati alla pastorizia e quindi alla quiete bucolica della vita campestre rimandano più immagini, come i rilievi del bel sarcofago della catacomba romana di Priscilla e il vetro a fondo dorato dei Musei Vaticani.
Allusive all’ambiente paradisiaco e alla vita beata, anche ultraterrena, si riferiscono poi pitture di giardino, come quella proveniente dalla “Casa del bracciale d’oro” di Pompei, come pure scene a sfondo marino – come il bell’affresco con pesci da Porto, nei pressi di Roma, e la rara patera con la raffigurazione di Oceano – o a soggetto dionisiaco, anche queste suggestive della beatitudine della vita e della immortalità dell’anima – come nel rilievo in marmo della Pontificia Commissione di Arte Sacra e nel magnifico piatto in vetro blu con raffigurazioni di eroti, proveniente da Albenga. Anche scene di banchetto – come quella descritta nell’affresco da Ostia – alludono alla felicità della vita dopo la morte, mentre scene di caccia alle fiere, proprie del repertorio figurativo di III e IV secolo, sottolineano le virtù eroiche dell’uomo giusto, vincitore sul nemico più subdolo.
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