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RESTITUZIONI 2006
Questa mostra, più di sempre, è fatta di tante storie. Le opere esposte sono una sessantina, e pressoché ciascuna ne rivela una. Le più, com'è naturale, sono legate alle opere stesse. Le raccontano le schede dell'imponente catalogo Terra Ferma e le riassume da par suo Carlo Bertelli, coordinatore del comitato scientifico della mostra.
Storie di iconografia: perché, per esempio, nell’Apparizione dei diecimila martiri crocifissi del Monte Ararat, Carpaccio inserisce nella realistica visione della chiesa veneziana di Sant'Antonio, sede dell'apparizione, un dipinto diverso da quello che lui stesso vi aveva realizzato?
Storie di collezionismo: un inventario milanese del 1616 indica, nella raccolta dei marchesi Mazenta, la presenza di una piccola tela di Tiziano, una Madonna col Bambino, ora alle Gallerie dell’Accademia di Venezia; Giovanni Battista Crespi, detto il Cerano, uno dei maggiori pittori lombardi del momento, la stima nel 1628, ed è la prova concreta di un'attenzione che diviene poi influsso. Anche perché nel capoluogo lombardo si poteva ammirare un'altra opera del maestro cadorino, ben più importante, e anche questa è in mostra: si tratta dell'Adorazione dei Magi realizzata su incarico del cardinale Ippolito d’Este, che voleva donarla a Enrico II di Francia; il dono non fu mai consegnato: il re morì improvvisamente in un torneo, il quadro restò in Italia, passando da Carlo Borromeo a suo nipote Federico, profondo ammiratore di quest’opera, che additò come esempio, scrivendone in almeno due occasioni, ai pittori del tempo. 
Storie di storia: a quale data pervenne al Tesoro di San Marco la "cattedra" attribuita all’Evangelista, restaurata per queste Restituzioni?

Comprenderlo con certezza può confermarci se si tratta, come suppose Sergio Bettini, di quella che il patriarca di Grado avrebbe ricevuto in dono dall’imperatore Eraclio nel 628, oppure se il reperto era giunto direttamente dall’Egitto con le reliquie marciane. Ma poi, si trattava davvero di un sedile, o serviva per riporvi il Vangelo, o una reliquia della Croce?
Storie di economia: la S. Giustina de Boromeis, un capolavoro di Giovanni Bellini, ora alla Fondazione Bagatti Valsecchi di Milano, coincide davvero con la "figura de Santa Giustina ne mandò da Vinegia" inviata alla chiesa milanese di San Pietro in Gessate nel 1475 e costava davvero "ducati 13", come riferisce un documento rinvenuto in occasione del restauro?
Sono dunque tante le storie che questa mostra racchiude: Leonardo poteva aver visto a Venezia, nel 1500, la raccolta di antichità di Domenico Grimani? Che aspetto originario poteva vantare uno dei vetri restaurati per queste Restituzioni, un capolavoro celebre del Museo Sacro Vaticano, il fondo di coppa che raffigura il lavoro nell’officina di uno scultore in marmo? In mostra ce ne sono altri quattro, fondi di coppe che venivano rotte salvando solamente il fondo dorato poi murato nell’intonaco di un loculo, dopo aver consumato un pasto presso la sepoltura del defunto, nella cerimonia della coenatio

Ma queste storie così numerose sono riemerse soprattutto a seguito e in forza degli interventi di restauro che sono stati eseguiti per l'occasione. Siamo portati a pensare all'attività di restauro come al semplice arresto di un declino materiale, ma in uno dei saggi introduttivi del catalogo, che è anche doveroso omaggio a Cesare Brandi nel centenario della sua nascita, Giorgio Bonsanti ci ricorda che esso è soprattutto un'occasione di conoscenza: in parte per le ricerche d'archivio che devono accompagnarlo (l'«anamnesi è da tempo una condizione primaria del restauro», sottolinea anche Bertelli), in parte per le tecniche di indagine fisica (raggi x, riflettografia all'infrarosso, scanner, ecc.) che associano a una ridotta intrusività sull'opera l'opportunità di scoprirvi tracce altrimenti invisibili: così nel dipinto di Carpaccio il mistero iconografico si attutisce; così nell'Adorazione di Tiziano ricompare uno sfrontato cagnolino che già Federico Borromeo indicava come un irrimediabilmente perduto prodigio di pittura; così era emersa la firma di Luca Signorelli nella straordinaria pala con una Madonna con Bambino e quattro santi, conservata a Brera (ma dopo quanto peregrinare) ed esposta in mostra. E non si tratta solo di dettagli rivelatori: il restauro chiarisce le dimensioni originarie di un'opera, i supporti e le tecniche esecutive, sottolinea l'assoluta prevalenza del colore nel gusto estetico delle epoche antiche, prima dell'algida svolta canoviana.

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