Una linea sicura raccorda le testimonianze storico-religiose presentate oggi in Palazzo Leoni Montanari con le icone provenienti dai musei albanesi alle origini prime del Cristianesimo, a quella affermazione ferma e orgogliosa espressa da Paolo di Tarso nella sua lettera ai Romani (15.19): "Così dopo Gerusalemme spingendoci sino all’Illiria, abbiamo assicurato completamente l’annuncio del vangelo di Cristo"; ma nello stesso tempo e con la stessa autorevolezza riporta l’attenzione su una situazione storica francamente ambigua e sostanzialmente estranea alla conoscenza comune (e dunque più ancora alla coscienza politica in senso lato) che appare come il vero paradosso dei Balcani, una strana entità nel suo essere né greca né slava e al fondo remota dall’Europa d’Occidente (anche dall’Italia, nonostante i mille approcci reciproci, attuali, recenti e passati); un’ambiguità che volentieri si vuole traguardare anche attraverso un dato storico incontestabile che per secoli ha costituito un grande merito, per vero eccezionale, di una piccola nazione in un crocevia nevralgico di genti e di culture, cioè la tolleranza in materia di religione – a un livello di alta civiltà – in un paese – minuscolo – ove per secoli riuscirono a coesistere tre fedi, la cattolica, l’ortodossa, la musulmana: frutto indubitabile della vocazione cosmopolita che, almeno dai tempi dell’impero romano, venne a definirsi per questo paese balcanico, quale snodo naturale per un complesso politico euroasiatico e multinazionale (come ha lucidamente sottolineato Alain Ducellier) per cui svolgeva un ruolo essenziale nel sistema di comunicazione e nell’organizzazione degli scambi commerciali, come punto nodale della coerenza politica: in effetti la vera vocazione di queste terre e di queste genti si definisce emblematicamente (a partire dal 148 a.C.) con la creazione della via Egnatia che partendo da Brudisium, terminale dell’Appia, collega Durrachium (Durrës, Durazzo), attraverso i laghi macedoni e la vallata del Vardar, a Tessalonica e alla Grecia e quindi giù giù all’Oriente; testa di ponte, e poi giunzione fra latinità ed ellenismo, e più avanti zona franca fra Impero d’Oriente e Impero d’Occidente (provincia di Bisanzio dal punto di vista politico-amministrativo, ma dipendente da Roma come giurisdizione ecclesiastica, almeno fino al grande scisma del 1054…).
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